PROTIVITI PARTNER DI FONDAZIONE TORINO MUSEI

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Protiviti, Gruppo multinazionale di consulenza direzionale, leader nell’analisi e progettazione di modelli di Governance, Organizzazione, Compliance e Controllo, è Partner 2018/2019 della Fondazione Torino Musei.

INSTALLAZIONE_I Bambini di Teheran

La realizzazione dell’installazione torinese è in collaborazione con il MAO Museo d’Arte Orientale.

VIDEO RAI - INSTALLAZIONE E INTERVISTE a questo link

 

Venerdì 26 gennaio 2018 ore 18 Conferenza di presentazione e inaugurazione

Interverranno: Sarah Kaminski (Univ. Torino), Krystyna Jaworska (Univ. Torino)

 

A partire dal 2008, l'autrice ha fatto ricerca, anche con un approccio di storia orale, su una vicenda poco nota che risale alla Seconda guerra mondiale e lega, con un unico filo, la Polonia, l'Iran e Israele.

Diversi anni di lavoro hanno permesso di costruire una rete di conoscenze che, a sua volta, ha portato alle interviste a quattro anziani ebrei polacchi incontrati in Israele.

I Bambini di Teheran è una video installazione di circa trenta minuti, poetica, delicata e dirompente, drammaticamente veritiera nei suoi aspetti storici. Al visitatore rammenta uno dei periodi più bui dell’Europa del XX secolo, ma anche una storia di accoglienza, di quando fu l’Iran a farsi carico dei profughi polacchi, ebrei e cattolici, provenienti dall'Europa. Protagonisti del video sono quattro ebrei polacchi che all'inizio della Seconda guerra mondiale scapparono dalla Polonia invasa dai tedeschi verso la Polonia occupata dai sovietici. Da qui furono deportati nei campi di lavoro in Siberia, poi in Uzbekistan in orfanotrofi spesso gestiti da istituzioni cattoliche. Una tappa importante del loro lungo viaggio è Teheran, che il 25 agosto 1941 fu invasa dalle truppe britanniche e sovietiche, qui si fermarono oltre un anno e per questo sono chiamati i Bambini di Teheran.

A unire le vicende personali dei quattro protagonisti, consapevoli di essere scampati all'Olocausto e della fortuna di aver ritrovato le famiglie in Israele, è la voce fuori campo di un quattordicenne, che a ogni tappa di questo lungo viaggio ricorda al pubblico le vicende storiche di quel periodo.

Il cortometraggio I bambini di Teheran è stato pre-selezionato per la sezione Diritti Umani Oggi di Sguardi Altrove Film Festival che si terrà a Milano dal 12-19 marzo 2018.

Ad accogliere il pubblico al piano nobile dello storico Palazzo Mazzonis sono le lettere: quelle in ebraico, in argilla, dell’artista Gabriel Levy e quelle in caratteri latini, tessuti con un filo di lana rosso, della giovane Ivana Sfredda.

Per entrambi gli artisti la materia non è casuale: argilla e lana sono materiali naturali, facilmente deperibili con il tempo e l'usura. Fragili come lo sono le giovani esistenze degli ebrei polacchi protagonisti del cortometraggio di Farian Sabahi.

Significativi anche i contenuti.

Torinese-israeliano Gabriele Levy, di madre piemontese di Alessandria e di padre ebreo sefardita di Alessandria d'Egitto, ha scritto Yaldei Teheran in azzurro su fondo nero, due parole che in ebraico vogliono dire “I bambini di Teheran” a indicare il titolo dell'opera di Sabahi, un'immagine che è quella con cui si apre il cortometraggio. Attraverso il linguaggio artistico la collaborazione tra Farian Sabahi e Gabriele Levy va oltre le invettive dei politici e porta l’arte a lasciapassare delle idee. Di fatto, l'arte si conferma come una modalità di superamento delle reciproche differenze e uno strumento che avvicina le persone.

Originaria di Termoli, Ivana Sfredda studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Torino ha delineato su una parete con un filo di lana rossa la linea del tragitto dei Bambini di Teheran dalla Polonia alla Siberia e poi in Uzbekistan, Iran, India, Yemen e Palestina. Il filo rosso prosegue all’esterno della sala, dando vita alle parole di Nathan Alterman, il poeta israeliano nato a Varsavia che scrisse versi celebri dedicati appunto a questi bambini le cui esperienze li resero maturi anzitempo. Sono quei versi a chiudere il cortometraggio, versi letti da un adolescente che è la voce narrante del video.

Ivana Sfredda ha scelto il ricamo per diversi motivi: rappresenta quel femminile che è venuto a mancare ai bambini di Teheran, costretti ad abbandonare le loro famiglie e quindi le loro madri; è il filo che lega i diversi paesi attraversati ma è anche il simbolo della tessitura e quindi dei tappeti persiani che accolgono i profughi in terra d'Iran e nella stessa sala del Museo d'Arte Orientale. A indicare un calore e un'accoglienza che, nel loro peregrinare in terre straniere attraverso l'Europa e l'Asia, non avrà pari.

Se le lettere di Gabriel Levy sono collocate nella parete di sinistra e saranno illuminate da un faretto, quelle di Ivana Sfredda nella parete di destra al buio, perché i Bambini di Teheran avanzano, nel loro percorso, alla cieca, senza sapere quale sarà la loro destinazione successiva.

Il visitatore è chiamato a far parte dell’opera I bambini di Teheran: un samovar per il tè accoglie il pubblico con la consueta ospitalità del popolo persiano; come avviene d'abitudine nelle case, prima di entrare nella sala il visitatore è invitato a togliersi le scarpe e ad accomodarsi sui tappeti a gambe incrociate oppure appoggiando la schiena ai cuscini. Gesti che vogliono alludere a qualcosa di profondo e di attuale: “quando si è ospiti, è opportuno rispettare le tradizioni, gli usi e i costumi locali”. Un messaggio che – osserva Farian Sabahi - “va letto anche in chiave contemporanea”.

Colonna sonora dell’esperienza artistica è Elegy for the Arctic di Ludovico Einaudi, brano scelto dall’autrice del progetto assieme al compositore torinese.

Il video dell’installazione proposta al MAO, fino all’11 febbraio, sarà ospitato nell’auditorium del Mudec, il Museo delle Culture di Milano, nella sola giornata della memoria, martedì 13 febbraio.

In concomitanza con il Mese della Memoria, iniziativa giunta alla decima edizione e nata per ricordare le vittime dei genocidi e delle persecuzioni, vecchie e nuove, e riflettere sulle tematiche di integrazione e accoglienza anche alla luce dei più cogenti fatti di attualità, il video I Bambini Teheran sarà proiettato anche in diversi Presidi del Libro, associazione che si occupa di promozione della lettura attraverso circoli diffusi in tutta Italia, soprattutto in Puglia, in presenza dell'autrice.

Il video è disponibile con testi e sottotitoli in italiano, francese e inglese.

Farian Sabahi www.fariansabahi.com  (per interviste: farian.sabahi@gmail.com t. 339/7735391)

Gabriele Levy www.gabrielelevy.com (per interviste t. 347/3464296)

Mudec www.mudec.it

Presìdi del Libro www.presidi.org

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Farian Sabahi (1967) è scrittrice e giornalista specializzata sul Medio Oriente e in particolare su Iran e Yemen, con un’attenzione particolare alle questioni di genere. Durante la guerra in Kosovo, Farian aveva realizzato l’installazione BornBlind sui bambini nati dagli stupri, opera multimediale interattiva realizzata con l’artista torinese Ennio Bertrand e presentata allo Stadthaus di ULM, 1999. È autrice del testo per il teatro Noi donne di Teheran (Mimesis, Milano 2013) e di altri volumi tra cui l'intervista Il mio esilio. Shirin Ebadi con Farian Sabahi (Zoom Feltrinelli 2014), i saggi Storia dello Yemen (Bruno Mondadori 2010) e Storia dell’Iran 1890-2008 (Bruno Mondadori, Milano 2003-2005-2009), i reportage Un’estate a Teheran (Laterza, Roma 2007, prefazione di Sergio Romano) e Islam: l’identità inquieta d’Europa. Viaggio tra i musulmani d’Occidente (Il Saggiatore, Milano 2006, prefazione di Ferruccio De Bortoli) e il saggio The Literacy Corps in Pahlavi Iran 1963-1979 (Ed. Sapiens, Lugano 2002). Ha conseguito il dottorato in Storia dell'Iran presso la School of Oriental and African Studies di Londra e insegna il seminario “Relazioni internazionali del Medio Oriente” all’Università della Valle d’Aosta. Scrive regolarmente sul Corriere della Sera e sul settimanale Io Donna e per vent'anni ha recensito libri sul Medio Oriente e l’Islam sulle pagine di cultura del Sole24Ore. Collabora con le emittenti televisive Rai Uno, RaiNews24 e BBC Persian. Si occupa di Iran e Yemen per Radio Popolare.

Gabriele Levy (1958) Dopo la maturità conseguita a Torino, nel 1980 si trasferisce in Israele dove lavora prima nel kibbutz Bet Nir con gli artisti Moshe Shek (detto "Juk") e C. Kalman, producendo manufatti in argilla, cemento e ferro e impara le tecniche del collage di tessuti. "Preso anche lì a fare il militare”, Levy si ritrova coinvolto in una guerra che non è sua e scrive un lungo diario e alcuni brevi racconti sui bellissimi e strani incontri, assolutamente pacifici, che aveva con il "nemico". Levy si diploma come Tecnico delle Materie plastiche, e si laurea in Ingegneria Gestionale. Tornato in Italia, Franco Angeli pubblica il suo libro sulla Logistica e la gestione dei materiali. Nello stesso periodo studia gli scritti di Rav Matitiahu Glazerson e scrive un nuovo libro sui segreti delle lettere dell'alfabeto ebraico, tiene contestualmente conferenze sul tema in varie città' italiane e inizia la produzione di formelle in argilla con in rilievo lettere ebraiche. Produce per la sinagoga di Torino la prima frase della Torah e realizza per il Museo ebraico di Casale Monferrato l'intero alfabeto ebraico. Nel 1995 crea sul web il primo portale ebraico in lingua italiana. Collabora nel corso degli anni con artisti e comunicatori, tra i quali Emanuele Luzzatti, Aldo Mondino, Tobia Ravà, Ugo Nespolo, Angelica Calò Livnè e Moni Ovadia. Nel 1997, in occasione del Festival della Cultura Ebraica di Venezia, espone all'ingresso del Ghetto decine di lettere fatte in nuovi materiali. Segue un periodo dedicato ai photocollages che raccontano la storia del popolo ebraico, dei primi tentativi di hidden art e double art, da cui nasce l'opera d'arte vista come un oggetto dinamico con cui lo spettatore può interagire spazialmente e temporalmente. Nei giorni in cui con terrore seguiva da lontano gli autobus che esplodevano per le strade di Gerusalemme, inizia ad usare vernici fosforescenti su mappe e fotocollages, creando così l'arte fosforescente da vedere al buio. Nel 2003 tiene una serie di lezioni con Ugo Nespolo, incentrate sull'arte come strumento di liberazione ed espone a Merano con altri esponenti contemporanei dell'arte ebraica in Italia nella mostra Sogno di pace. In seguito realizza alcune opere per il Museo Ebraico di Pisa. Dal 2008 si dedica all'arte modulare, a partire da un modulo pressoché vuoto il pubblico può creare la propria interpretazione aggiungendo e abbinando “pezzi” creati dall’artista. Le opere di Levy si trovano esposte in collezioni pubbliche e private, in Italia, Argentina, Danimarca, Spagna, Stati Uniti, Svizzera ed Israele.

Ivana Sfredda (1995) iscritta all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, nel 2014 consegue una prima laurea triennale e nell’ottobre del 2017 in Progettazione Artistica per l’impresa; oggi è iscritta alla medesima Accademia per conseguire una laurea magistrale in Nuove Tecnologie per l’Arte. Dal 2014 a oggi ha partecipato a diverse esposizioni collettive: a Genova, Varsavia, Torino, Termoli, Rodello e Alba. Nel 2017, grazie al programma universitario ErasmusPlus, si trasferisce a Varsavia, Polonia, dove soggiornerà per sei mesi. A Breslavia, in Polonia, avrà luogo la sua prima mostra personale. Dopo la laurea inizia a collaborare con alcuni docenti dell’Accademia Albertina di Torino in diversi progetti.

COLORS AND MIND

a cura di Carolyn Christov-Bakargiev

COSA CI SUCCEDE DAVANTI A UN’OPERA D’ARTE? LE RISPOSTE DEL NOSTRO CERVELLO

Come la nostra mente percepisce i colori? Che cosa succede al nostro cervello quando guardiamo un’opera d’arte? Sono domande che - senza scomodare la Sindrome di Stendhal, il senso di sperdimento che può sopraggiungere di fronte al “troppo” bello - forse ci siamo posti più di una volta davanti a un capolavoro. Le risposte, affidate alle voci di tre prestigiosi studiosi nel settore delle neuroscienze, sono ora al centro della nuova serie di Lunedì dell’arte. Si parlerà del rapporto tra la neuroestetica, la psicanalisi e l’arte, della percezione del colore, dei “neuroni specchio” e dell’empatia. Si cercherà di capire in che cosa consista per il sistema cervello-corpo l’esperienza degli oggetti frutto della creatività. Sono temi che rappresentano l’avanguardia della scena artistica attuale, presi in considerazione in tempi recenti dai maggiori musei internazionali: dal MoMA, che ha inserito la neuroscienza nei suoi programmi, alla Tate Modern, dove si è tenuto nel 2014 un convegno sulla sinestesia, l’attivazione simultanea, anche nei confronti dell’opera d’arte, di sfere sensoriali diverse.

Gli incontri introducono alla grande mostra “Colori”, prevista alla GAM e al Castello di Rivoli nel marzo 2017, con capolavori da Kandinsky ai giorni nostri.

 

Il programma:

Lunedì 21 novembre, ore 18.30

Presentazione degli incontri
Piergiorgio Re
Presidente della Fondazione De Fornaris

Vittorio Gallese
Il senso del colore, tra corpo e cervello

Vittorio Gallese è professore ordinario di Fisiologia umana presso il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma. Tra i suoi contributi principali vi è la scoperta, insieme ai colleghi del gruppo di Parma, dei neuroni specchio. La sua attività di ricerca è testimoniata da oltre settanta pubblicazioni scientifiche su riviste e volumi internazionali, con particolare riferimento alla neuroestetica.

 

Lunedì 5 dicembre, ore 18.30
Bracha Ettinger
Fore-image. Notes on butterflies’ color-light and the spirit in painting

Bracha Ettinger artista, filosofa e docente, lavora tra Parigi e Tel Aviv. Teorica della psicanalisi “femminista”, è autrice di studi sulla relazione tra arti visive, etica, bellezza e sublime. Nel 2015 ha partecipato alla 14a Biennale di Istanbul curata da Carolyn Christov-Bakargiev.

 

Lunedì 23 gennaio, ore 18.30
Richard E. Cytowic
Thinking in Metaphor: Color & the Creative Spark of Synesthesia

Richard E. Cytowic è docente di Neurologia alla George Washington University. Candidato al Pulitzer, è noto per le scoperte sulla sinestesia, ricondotta nell’ambito più generale della scienza. Con il saggio “Wednesday is Indigo Blue” ha vinto la Montaigne Medal. Ha parlato in istituzioni culturali di tutto il mondo, dallo Smithsonian Institute alla Library of Congress.

 

SALA CONFERENZE GAM
GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Corso Galileo Ferraris, 30 – 10128 Torino

Ingresso libero fino a esaurimento posti

 

fdf@fondazionedefornaris.org
t. +39 011 542491
www.fondazionedefornaris.org

 

WOMEN IN BALI. Mostra fotografica di Bruna Rotunno PROROGATA

MOSTRA PROROGATA fino al 24 settembre 2017

a cura di Gigliola Foschi in collaborazione con MAO Museo d’Arte Orientale

WOMEN IN BALI è un progetto fotografico tra arte e reportage, un viaggio per immagini nel cuore di Bali e un omaggio all’energia di tutte le donne che vi abitano. Bruna Rotunno racconta l’universo femminile e la potenza creatrice della natura, nell’isola dove l’acqua è ancora venerata come sacra origine della vita e come elemento di purificazione.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo d’Arte Orientale di Torino, il più giovane e tra i maggiori in Europa per la conoscenza e lo studio dell’arte orientale, che da tempo ha avviato un programma di mostre temporanee per approfondire tematiche che non sono presenti nelle esposizioni permanenti e per presentare al pubblico altri aspetti della straordinaria ricchezza e originalità delle culture orientali. Il MAO quindi, oltre a essere un importante istituto culturale per la conoscenza dell’arte orientale vuole rappresentare per il pubblico italiano ed europeo una finestra sull’affascinante e complesso mondo delle culture dell’Asia.
In questo lavoro durato 8 anni – nato da una grande attrazione per l’isola, visitata per la prima volta 20 anni fa – la fotografa ha costruito un racconto per immagini, dove ogni gesto e ogni personaggio traduce l’essenza di un luogo unico, caratterizzato da una costante armonia. Partendo dalla mitologia balinese, fondata sul culto dell’acqua – la Holy Water, la Grande Madre, simbolo di creazione e purificazione – nelle fotografie viene così mostrato il fluire del lato femminile dell’isola. A esso si lega il sacro, il rito, la creatività, l’arte, la musica e la danza, raccontati attraverso i gesti quotidiani delle donne balinesi. Sono loro le artefici delle offerte e dei fantastici addobbi sacri, creati per attrarre l’attenzione e la benevolenza delle divinità. In questa ‘isola teatro’ – come viene definita Bali – dove la bellezza si rivela una qualità fondamentale della vita, le donne si muovono con grazia ed eleganza, danzano e lavorano in un universo dove anche le risaie, le lussureggianti piante tropicali e le pietre sono animate dalla Shakti, l’energia divina femminile.
Oltre a offrirci un racconto di vita sulle donne balinesi, Bruna Rotunno ha concentrato la sua attenzione sulle tante donne straniere che, attratte dalla bellezza e dalla spiritualità dell’isola, hanno deciso di stabilirvisi per creare una nuova comunità femminile e sviluppare progetti di natura etica, sociale, artistica ed educativa, spesso all’insegna dell’eco-femminismo e della sostenibilità. Tra le tante, l’americana Robin Lim, con la sua Bumi Schat Foundation, che ha aiutato a far nascere più di 5000 bambini, riducendo l’alto tasso di mortalità. L’indonesiana Sri Adnayani Oka ha fondato una banca di microcredito
per aiutare i poveri, l’irlandese Nattalia Sinclaire che ha aperto sull’isola una scuola Montessori e l’inglese Mary Northmore che, con la sua non-profit Smile Foundation, finanzia operazioni per correggere malformazioni congenite nei bambini.
«Bali è un’isola viva che ha sempre suscitato in me emozioni contrastanti – afferma la fotografa Bruna Rotunno – stimolate dalla sua luce fluida e mutevole, da una ritualità fatta di gesti che rendono visibile l’invisibile e soprattutto da una bellezza diffusa che riflette un’armonia in continuo divenire. Nel corso del tempo ho incontrato tante donne, sia balinesi sia provenienti da altre parti del mondo, che sull’isola hanno avviato importanti progetti artistici, etici e sociali. Attraverso i loro ritratti ho cercato di coglierne l’essenza, raccontando la forza dell’energia femminile simboleggiata dall’acqua, veicolo di memorie antiche e strumento di guarigione. Le immagini sfiorano la quotidianità di un luogo in cui tutto è sacro e dove la potenza creatrice della natura risuona con l’energia creativa presente in ognuno di noi, rendendo più lucidi e realizzabili i nostri sogni. Questo progetto vuole essere un omaggio all’isola e a tutte le donne che la abitano».
Il percorso espositivo è composto da 80 fotografie e da uno short movie su Bali girato dall’autrice, The Island of Healing. Completano la mostra un gruppo di piccole sculture in legno femminili degli anni Cinquanta e alcuni oggetti legati alla cultura di Bali, prestito della collezione Mariangela Faradella (Milano).
La mostra, inaugurata nel 2016 al Museo India Habitat Centre di New Delhi, dopo il MAO di Torino verrà presentata a Parigi.
La ricerca di Bruna Rotunno è stata raccolta in un importante volume Women in Bali (pubblicato da Silvana Editoriale), che conta più di 150 fotografie, accompagnate dai testi di Anita Lococo, americana residente da 35 anni nell’isola, e dalla scrittrice balinese Cok Sawitri.

L'ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del Museo.

 

BRUNA ROTUNNO
Bruna Rotunno vive tra l’Europa e l’Asia. La sua pratica artistica include la fotografia e il video. La sua produzione si sviluppa anche in progetti di ampio respiro basati su narrazioni dove la sensibilità e l’empatia visiva si coniuga con l’immediatezza del reportage. I suoi lavori sono stati pubblicati su Vogue, Muse, Shon, Twill, etc. Il lavoro Shanghai 24h è stato esposto alla Triennale Bovisa (2010). Ha inoltre partecipato alla mostra 60 Grandi Fotografi 60 grandi Architetti presso lo Spazio Marini Light (Milano, 2015). Il suo short film Sultan Dream è stato presentato alla Biennale di Venezia nel 2015. Tra i riconoscimenti ottenuti: la menzione d’onore al Tokyo International Foto Awards (2016), il Silver Award al Prix de la Photographie di Parigi (2016). Oltre a Women in Bali, ha pubblicato: The Queen of the Andes (Skira, 2102), The Lotus Flower (Skira, 2010), The Long Journey of excellence (Skira, 2008), Etno Folk in Cortina (Renografica, 2007).
www.brunarotunno.com

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Torino Spiritualità al MAO

Il MAO è felice di collaborare alla XII edizione di Torino Spiritualità.

Querst'anno, per mettere sotto osservazione il concetto di umano, Torino Spiritualità sceglie di cambiare lente e di cercare un occhio che ci permetta di osservarci “di sponda”. Quest’occhio è l’occhio animale.

Per INFO e PRENOTAZIONI

t. 011.4326827

CALENDARIO appuntamenti al MAO:

29 settembre ore 17.30

PIÙ E SACRO DOVE PIÙ ANIMALE E IL MONDO: LE DIECI ICONE DEL BUE

REV. ELENA SEISHIN VIVIANI

Quando ci si è distaccati da mente e corpo e non si desiderano più fama e lucro, quando si è diventati come gli uccelli che cantano sugli alberi, allora tutte le attività della vita diventano pratica. Quando non vi è più distinzione tra sacro e profano, tra meditazione e vita, tra vantaggio e svantaggio, ogni gesto è allora strumento per apprendere la Via. È «imparare ad allevare un bue».

 

30 settembre ore 17.30

ANIMALI UMANI, ANIMALI DIVINI NELL’INDIA ANTICA

GIULIANO BOCCALI

Secondo un inno del Rigveda tutta la manifestazione è fatta di una sola sostanza. Diversamente dalla concezione biblica, dunque, non esistono in India differenze sostanziali fra dèi, uomini e animali. Su questo sacro principio si sviluppa un immaginario animale ricchissimo: animali-veicolo compagni delle divinità, scene d’amore tra elefanti, cervi, oche fulve e pappagalli, raffronti sensuali fra corpi umani e fattezze animali, fino alla vicenda straordinaria del maestro spirituale Ramana Maharshi, che accompagna una mucca alla liberazione, culmine della realizzazione spirituale. A dare vita alle parole udite e alle immagini evocate, le danze nei classici stili bharata natya e kuchipudi, linguaggi artistici strettamente codificati ma universalmente comprensibili. danze SVAMINI ATMANANDA GHIRI

 

1 ottobre ore 11.30

VITELLI D’ORO E TESTE D’ELEFANTE

USO SIMBOLICO E MITOLOGICO DEGLI ANIMALI NEL VICINO ORIENTE E IN INDIA

ALESSANDRO MENGOZZI, GIANNI PELLEGRINI

Tanto nelle culture del vicino Oriente quanto in quelle dell’Asia Meridionale, gli animali hanno rappresentato e rappresentano non solo se stessi, ma anche simboli, concetti, istinti, modi dell’essere e molto ancora. Talvolta essi sono un alter-ego degli esseri umani, talaltra la loro stessa antitesi, e sono spesso associati al mondo delle divinità. In questo intervento si indagano alcuni momenti dell’uso culturale degli animali da parte dell’uomo nel Vicino Oriente e in India, cercando possibili somiglianze e differenze tra i due universi culturali.

 

2 ottobre ore 10.30 – 13.00

GLI ANIMALI DELLO ZODIACO CINESE. Laboratorio di Shodo, calligrafia giapponese

DARIELLA SHAUN SO GALLO Introduce Fabrizio Bonanomi

La parola Shodo si compone di due ideogrammi: sho, scrittura, e do, via, ricerca. Shodo è dunque il “Sentiero della scrittura”, inteso come espressione ed esercizio della ricerca di sé. Per introdursi in quest’arte e assimilarne lo spirito bisogna farsi modesti, rinunciare a ego, impazienza e presunzione, disponendosi a una comprensione silenziosa. Un laboratorio esperienziale in cui la calligrafia giapponese incontra gli animali dello zodiaco cinese, per trovare nella realtà la forma che meglio possa rappresentarla.
prenotazione obbligatoria + 39 334 1809224; ingresso singolo incontro € 12; ridotto Amici di Torino Spiritualità (posti limitati) € 8

 

2 ottobre ore 17

GLI ANIMALI E IL CALIFFATO

SAMUELA PAGANI

Come racconta il Corano, l’investitura di Adamo come “rappresentante di Dio sulla terra” ha suscitato sin dal principio la perplessità degli angeli: «Vuoi metter sulla terra chi vi porterà la corruzione e spargerà il sangue, mentre noi cantiamo le Tue lodi ed esaltiamo la Tua santità?». Nella letteratura araba, però, la più eloquente contestazione della sovranità dell’uomo viene dal basso, ed è articolata dagli animali. I più umili fra i viventi, che tuttavia, come gli angeli, adorano Dio e cantano le sue lodi, pongono interrogativi radicali sulla legittimità della violenza e sul senso della dignità dell’uomo nella cultura arabo-islamica.

 

Il MAO inoltre consiglia:

ANIMALI O DEI? CULTI E SIMBOLI TRA ANTICO EGITTO E INDIA
29 settembre, ore 18.00 | Museo Egizio | CHRISTIAN GRECO, ALBERTO PELISSERO

LA DISPUTA DEGLI ANIMALI CONTRO GLI UOMINI PRESSO IL RE DEI JINN
1 ottobre, ore 21.00 | il Circolo dei lettori | Sala Grande | letture di TOMMASO RAGNO | musica ANATROFOBIA

DAGLI HAIKU AI POKÉMON
Domenica 2 ottobre ore 15.00 | il Circolo dei lettori | Sala Grande | ANTONIETTA PASTORE, SUSANNA TARTARO con Fabiola Palmeri

CALENDARIO COMPLETO Torino Spiritualità

Nuova esposizione di opere nella Galleria Giapponese

Dal 3 maggio il MAO Museo d’Arte Orientale propone una rotazione conservativa di stampe e dipinti giapponesi. Le opere vengono nuovamente esposte dopo il necessario periodo di riposo nei depositi – al riparo dalla luce e in ambienti dal microclima ideale – che dura mediamente dai due ai tre anni. Gli otto kakemono (dipinti in formato verticale) riproposti nella sala principale al secondo piano forniscono una panoramica della produzione pittorica giapponese tra il XVIII e il XIX secolo: tra le opere più interessanti troviamo un trittico benaugurale del famoso Maruyama Ōkyo (1733-1795) e la vigorosa raffigurazione di un falco, simbolo del samurai. La pittura a inchiostro su carta “Orchidee fiorite su pendio roccioso” di Minagawa Kien (1734-1807) è un simbolo di raffinatezza e di tenacia del letterato confuciano nelle avversità della vita. Ma l’orchidea in Asia orientale rappresenta anche la primavera, e quindi l’esposizione di questo kakemono è molto adeguata alla stagione attuale. Nel lungo corridoio allo stesso piano viene presentata la seconda parte della serie “Le carte di Genji di Murasaki Shikibu” di Utagawa Kunisada II (1823-1880), dedicata al capolavoro della letteratura giapponese: Genji Monogatari, “Il racconto di Genji”. Il libro tratta della vita di Genji, uno dei figli che l’imperatore ebbe da una concubina, e racconta della sua vita amorosa, fornendo uno spaccato sugli usi e i costumi della vita di corte del tempo – siamo nel XI secolo. In sala sono presenti le stampe che sintetizzano in chiave moderna gli ultimi ventisette capitoli del romanzo. Al fondo del corridoio sono esposti alcuni trittici e surimono (piccole stampe augurali), oltre a tre bijinga (ritratti di belle donne) di Kitagawa Utamaro (1754-1806). Nel tokonoma della sala da tè, una rientranza rialzata presente nelle abitazioni tradizionali dove vengono messi in mostra oggetti di valore, è stato infine posizionato il grande dipinto “Tigre tra rocce e pini” di Kishi Ganku (1749 o 1756-1838), che chiude in bellezza la galleria giapponese del MAO.

Leonardo Da Vinci. Il Volto

Una delle più celebri ed evocative espressioni dell’arte rinascimentale, capolavoro senza tempo del più straordinario genio italiano, il disegno noto come autoritratto di Leonardo da Vinci, di proprietà della Biblioteca Reale di Torino, sarà eccezionalmente esposto nella Sala del Senato di Palazzo Madama dal prossimo 24 aprile fino al 2 giugno.

Grazie alla collaborazione tra Palazzo Madama e Biblioteca Reale, durante il periodo dell’Ostensione della Sacra Sindone, il pubblico potrà scoprire la storia affascinante del volto di Leonardo, in uno spazio interamente dedicato al celebre disegno nella suggestiva cornice della Sala del Senato.

In occasione dell’esposizione del disegno di Leonardo, il primo piano di Palazzo Madama resterà aperto straordinariamente anche il lunedì con orario 10-18.

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