BRUEGEL SUITE - Videoinstallazione di Lech Majewski | Fondazione Torino Musei
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Palazzo Madama

BRUEGEL SUITE - Videoinstallazione di Lech Majewski

In occasione di Art Site Fest 2022

September 12, 2022 to November 7, 2022

In cinque tableux vivants Lech Majewski, artista e poeta polacco, presenta una personale riflessione sul dipinto la Salita al Calvario (1564, olio su tavola, 124x170 cm, Wien, Kunsthistorisches Museum) di Peter Brueghel il Vecchio, in cui l’artista mette in scena oltre centocinquanta figure ambientando la Passione nelle Fiandre del XVI secolo, sconvolte dalla violenza dell’occupazione spagnola, in un’allegoria del dramma cristiano che diviene insensibilità dell'animo umano.

Majewski sviluppa le storie dei protagonisti minori, le cui vicende si dispiegano e si intrecciano, rielaborando il dipinto quale una sorta di arazzo digitale dove l’immagine pittorica è variamente animata con un raffinato utilizzo di mezzi digitali e virtuali, dalla tecnologia CG agli effetti 3D. Offuscando la distinzione tra film e pittura per fare prendere vita al capolavoro, Majewski trasporta lo spettatore dentro al dipinto in un’ibridazione di arte, cinema e storia, capace di condensare la fissità della pittura con la fluidità dell’immagine cinematografica.

Una meditazione sul tema della vita e della morte, sulla “banalità del male” che si apre con Bruegel – interpretato da Rutger Hauer – colto a disegnare gli studi per la sua opera sullo sfondo di un paesaggio nordico suggestivo e surreale. Nelle sequenze successive si delinea il parallelo tra il tormento inflitto a un povero contadino dai cavalieri dell’Inquisizione spagnola – le Tuniche Rosse condotte da Filippo II a punire “gli eretici delle Fiandre” – e il calvario di Cristo. Il brulicare di figure trova quiete nel gruppo dei dolenti che confortano Maria, cui presta il volto Charlotte Rampling, con i soldati intorno alla croce vestiti della livrea spagnola. A significare come la repressione della Controriforma, cui Bruegel assiste nel proprio paese, si trasfiguri nel calvario dell’uomo giusto, ingiustamente condannato, con la storia che si ripete all’infinito e torna ciclicamente dal passato al presente.

Majewski, in un pathos raggelato dalle inquadrature fisse, perfette come ritratti rinascimentali, offre un messaggio universale contro l'intolleranza religiosa e le violazioni dei diritti umani.