Videoteca | Fondazione Torino Musei
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Videoteca

Laura Grisi

Thursday 18 October at 6.30 pm
Opening and presentation of the exhibition with

Brando Quilici
Riccardo Montanaro, Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT
Riccardo Passoni, Director GAM
Elena Volpato, curator GAM

Sala 1 GAM, Via Magenta, 31 Torino, ground floor
free admission

Curated by Elena Volpato

The event presents the filmography of this recently deceased artist. The five-year period during which Laura Grisi made her films was, for her, a time of great creativity expressed close to worlds and landscapes quite unlike the European and metropolitan ones that had inspired up to then her Variable Paintings and Neon Paintings, which are similar, in some ways, to the investigations of the Piazza del Popolo Roman collective and international Pop Art.

Throughout the 1960s, together with Folco Quilici, her husband, Laura Grisi had the opportunity to encounter and study little-known lands, starting with Africa, and to compare the culture of tribal societies from each corner of the globe. Those trips aroused her interest in nature and its laws, which she explored with a “Galilean” scientific spirit, enlivened by a feeling of wonder that allowed her to keep united, in a single vision, attentive observation, the poetry of landscapes and an awareness of the sense of boundlessness the world possesses.

Her interest at the time was aimed at the immaterial aspects and forces that act upon nature, shaping it and altering our perception of it. Observing the density of the air, of fog, of phenomena like refraction, the vibration of light, the concentric speed of vortexes, reflections: these are all elements that transform her practice, born upon the painting surface, into environmental works where the viewer is immersed as if on a journey.

The three works the VideotecaGAM presents to the public, along with some books and documents, constitute the artist’s entire filmography, acquired thanks to the Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea – CRT.

Wind Speed 40 Knots, 1968, her first film, uses a rapid editing of scenes filmed in different places of the world, followed by the image of an anemometer marking the speed of the wind in various locations. This work, born from her contact with powerful winds in Africa and their ability to modify the landscape of deserts, tackles the language of geographic documentaries by intertwining it with codes typical of American conceptual art, like repeated gestures and quantitative measures. Nonetheless, it does not matter how detached the scientific approach may be; the creative and destructive force of wind remains laden with energy along with the sense of the location’s uniqueness and geographic identity.

The Measuring of Time, 1969, is a surprising film for the impressive directing as well as certain groundbreaking themes and linguistic choices explored, immediately afterwards, by artists like Robert Smithson and Dan Graham. The film portrays the artist seated on a beach as she counts grains of sand in the palm of her hand, as if she were measuring the infinity of time. The camera moves around her in a spiral motion, approaching then distancing itself from her body, which is the center of temporal perception, almost as if she were a mythical female figure who can activate and interrupt the passing of days, closing the sand in her palm and scattering it to the wind.

From One to Four Pebbles is dated 1972, the same year when Alighiero Boetti in his Centoventi lettere dall’Afghanistan joined a combinatory practice with a feeling of crossing space typical of mail art. Laura Grisi chose to work with the simplicity of four pebbles—a seemingly small number if compared to the grains of sand—but she displays a sampling of different mineral formations, arranging them in every possible combination of sequence, comparing the time of observation with the millenary temporal dimension of stones. This final film seems to narrate man’s attempt to “order things,” his need to imagine a classification of infinity.

The exhibition opening will be preceded by a brief presentation of the artist’s work.

Thanks to Galleria P420, Bologna.

*Laura Grisi, The Measuring of Time 1969 (frame)

Michelangelo Pistoletto e Renato Ferraro

a cura di Elena Volpato

Martedì 27 settembre alle ore 18.30

Incontro con Michelangelo Pistoletto e Renato Ferraro, autori dell’opera
Sala Conferenze GAM, Corso Galileo Ferraris, 30 Torino

La VideotecaGAM, nell’ambito del proprio ciclo di esposizioni e incontri dedicato al video d’artista tra anni Sessanta e Settanta, è felice di ospitare l’incontro con gli autori Michelangelo Pistoletto e Renato Ferraro. In occasione dell’incontro sarà proiettato Comunicato speciale, realizzato tra il febbraio e il marzo del 1968 (16 mm, colore, suono, 8’). L’opera è parte di una raccolta di dieci film, non tutti oggi reperibili, girati da altrettanti cineasti indipendenti presso lo studio di Pistoletto. “I dieci film fatti in collaborazione – scrive l’artista nel marzo del 1968 – nascono in un luogo che sta a metà tra me e ognuno di loro. Ognuno ha girato ciò che voleva senza imposizioni né rinunce reciproche e, nella circostanza, la comunicazione creativa è stata piena. Il vero senso di ogni film è la creazione nel vuoto (tra le due persone)”.

In Comunicato speciale Pistoletto, improvvisando, parla della compenetrazione tra gli uomini e alcuni esseri venuti da un’altra dimensione che abitano il nostro stesso universo ma vi aprono nuove soglie, mentre la cinepresa di Ferraro si muove nello spazio dello studio andando a cogliere lo straniamento dimensionale che gli specchi creano tra la realtà dell’artista, il suo riflesso e l’immagine del regista, amplificando l’immaginazione di realtà multiple coesistenti nello stesso luogo.

Comunicato speciale è l’unica pellicola di quel gruppo di film rimasta nella collezione della GAM a seguito della sua proiezione nel 1970 in occasione della mostra Conceptual Art, Arte Povera, Land Art a cura di Germano Celant.

La proiezione del film, riversato in digitale, continuerà negli spazi della VideotecaGAM fino al 22 gennaio accanto a una selezione di materiali d’archivio provenienti da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, relativi all’opera filmica e alla produzione artistica di quel periodo. Foto, manifesti e pubblicazioni daranno conto delle attività che animarono il gruppo di artisti e cineasti che frequentarono lo studio di Pistoletto tra il 1967 e il 1968 e delle proiezioni internazionali che seguirono alla realizzazione di Comunicato Speciale e degli altri nove film realizzati da Antonio De Bernardi, Renato Dogliani, Pia Epremiam, Mario Ferrero, Plinio Martelli, Paolo Menzio, Marisa Merz, Ugo Nespolo, Gabriele Oriani.

Le opere saranno visibili in VideotecaGAM fino al 22 gennaio 2017 con orario 11-19 ingresso libero

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) nel 1962 realizza i Quadri specchianti, con i quali raggiunge in breve un riconoscimento internazionale. Tra il 1965 e il 1966 produce gli Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera. Negli anni Novanta fonda a Biella Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, ponendo l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale, al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. In quello stesso anno da avvio alla fase più recente del suo lavoro: il Terzo Paradiso. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la sua mostra personale Michelangelo Pistoletto, année un - le paradis sur terre. Nell'ottobre dello stesso anno realizza l'opera Rebirth nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra, sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Sue opere sono presenti nelle collezioni dei maggiori musei d’arte moderna e contemporanea.

Renato Ferraro (Torino, 1946) è stato tra gli animatori della stagione del cinema sperimentale tra il 1966 e il 1969. Nel 1971 si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia diretto da Roberto Rossellini e ha firmato il documentario Marzo ’43 Luglio ’48, dedicato alla Resistenza e realizzato interamente con materiali di repertorio. In seguito ha girato altri documentari, tra cui quelli per la Biennale di Venezia e per il Gabinetto fotografico nazionale, e filmati istituzionali per grandi enti come la BNL. Ha iniziato a lavorare per la Rai negli anni Ottanta e ha partecipato come regista a numerosi programmi tra cui Passioni (Rai2, 1997-1998), Emozioni (Rai2, 2010-2015) e Sfide (Rai3, 1998-oggi, premio Flaiano 2001), di cui è uno dei collaboratori di punta. Vive a Roma.

 

GER VAN ELK The Well Shaven Cactus, 1970

Ger van Elk (Amsterdam, 1941 – 2014), artista concettuale olandese, prese parte alle importanti esposizioni “Arte Povera +Azioni Povere” ad Amalfi (1968), "Op Losse Schroeven" presso lo Stedelijk Museum ad Amsterdam (1969) e a "When Attitudes Become Form" alla Kunsthalle di Berna (1969) che segnarono la generazione artistica a cavallo tra anni Sessanta e Settanta. Trascorse molti anni a New York e a Los Angeles, stringendovi un sodalizio con l’artista Bas Jan Ader, anch’egli olandese. Van Elk esponeva in quegli anni nell’influente Galleria Art & Project di Amsterdam, fondata nel 1968, insieme ad artisti come Jan Dibbets, Sol LeWitt, Lawrence Weiner e Gilbert & George.

Ger van Elk indagava azioni ripetitive e apparentemente banali. Ha condotto le proprie ricerche attraverso la sovrapposizione di diversi media, mescolando di volta in volta la fotografia con la pittura, la scultura e il film, al fine di rendere il più possibile evidente la finzione e l’artificialità di ogni espressione artistica, convinto che più un’immagine si mostra realistica, più grande è la bugia ch’essa nasconde.

La VideotecaGAM, nell’ambito del proprio ciclo di esposizioni dedicato al video d’artista tra anni Sessanta e Settanta, è felice di presentare The Well Shaven Cactus, realizzato da Ger van Elk nel 1970 (bianco e nero, suono, 1’ 25”) con la collaborazione di Gerry Schum, all’interno della raccolta Identifications con la quale Schum realizzò una prima collezione video dei più importanti artisti internazionali dell’area concettuale. L’opera di Van Elk è la trasposizione filmica di un dittico fotografico composto dall’artista l’anno precedente, accostando a un’immagine di un cactus ricoperto di schiuma da barba, uno scatto successivo in cui la pianta appare ormai rasata. La versione video mostra invece la mano dell’artista che aziona un rasoio elettrico e rade una piccola pianta di cactus sul poggiolo di casa. Ger van Elk sarebbe tornato a girare un video della medesima azione, usando nuovamente schiuma e rasoio, nel 1996.

L’insistere dell’artista in tre diverse occasioni sulla medesima immagine può far comprendere quanto The Well Shaven Cactus sia un’opera paradigmatica nel suo percorso, capace di tenere insieme i due più rilevanti aspetti del suo lavoro: una spiccata ironia - usata dall’artista come la più tagliente delle armi contro la seriosa aspirazione a una purezza superiore che la poetica modernista aveva fissato come meta universale dell’arte - e la lucida consapevolezza che il confine illusorio tra natura e arte fosse un discrimine creato dalla tradizione storico-artistica, una distinzione irreale poiché tutto nella nostra idea occidentale di natura non è che artificiale e costruito, come artificiali e costruiti sono un paesaggio e una composizione di fiori.

Rasare un cactus ha l’efficacia comica di uno sketch televisivo, ma evoca la lunga storia di una  cultura che aggredisce il dato ambientale: è la versione satirica e miniaturizzata della compulsione disegnativa insita nell’arte topiaria (sagomatura di alberi e siepi), ed è immagine letterale quanto simbolica dell’amputazione degli organi necessari alla sopravvivenza della pianta, che viene così ‘scolpita’ in senso modernista, facendone attraverso il rasoio una pulita e chiusa geometria, incapace di respirare e destinata ad appassire.

 

VideotecaGAM - Piero Gilardi

Nato a Torino nel 1942 Piero Gilardi, dopo le prime ricerche vicine alla Post-Pop Art, partecipa alla nascita del Movimento Arte Povera. Si dedica negli anni ’70 al fenomeno della creatività collettiva operando in vari ambiti sociali. Negli anni ’80 sperimenta i nuovi linguaggi tecnologici e inizia a realizzare una serie di opere in “realtà virtuale”. Dal 2002 lavora al progetto Parco d’Arte Vivente di Torino, dove attualmente sono in esposizione alcune sue opere storiche nel contesto della mostra Earthrise.

L’esposizione in VideotecaGAM è dedicata all’impegno dell’artista nel teatro politico di strada e presenta al pubblico una delle recenti acquisizioni della Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea in deposito al museo: il video May days in Turin 1981-2013 di Piero Gilardi, un montaggio delle registrazioni di diverse performance teatrali realizzate in occasione di alcuni cortei sindacali per la Festa del Lavoro del 1° maggio a partire dall’inizio degli anni Ottanta.

Accanto al video saranno presentati materiali grafici di critica e propaganda politica realizzati dall’artista negli anni Settanta e alcuni vestiti-sculture usati nelle performance di strada, a partire dal famoso Agnelli-Morte disegnato per il corteo del 1° maggio 1979.

L’attenzione che la VideotecaGAM ha recentemente dedicato alla produzione italiana di opere video degli anni Sessanta e Settanta trova un suo prolungamento in questa mostra, la cui poetica affonda le proprie radici in quegli anni che videro Gilardi tradurre in impegno politico diretto e militante il proprio agire artistico, ripudiando ogni coinvolgimento con le dinamiche commerciali del mondo dell’arte.

May days in Turin 1981-2013 va ad arricchire il patrimonio di filmati della VideotecaGAM che documentano le ricerche artistiche contemporanee. Nel percorso di Gilardi il linguaggio video non ha rilevanza in sé, se non come strumento di registrazione del vero cuore pulsante dell’opera, espresso nell’azione condivisa e la creatività allargata, ma il suo lavoro rappresenta un caso esemplare di uscita da alcune dinamiche tradizionali, tipiche dei linguaggi maturati all’interno degli studi d’artista e delle gallerie d’arte. La sua rinuncia agli spazi protetti di elaborazione artistica ebbe in Italia pochi paralleli, ma in campo internazionale scelte affini si nutrirono spesso di un utilizzo comunitario del video. Alcuni movimenti di guerrilla television mostrarono un’attitudine non lontana da quella che Gilardi metterà in atto a partire dalla fine degli anni Ottanta con tecnologie più avanzate e complesse, in grado rilanciare la dimensione relazionale e collaborativa dell’arte attraverso forme di interattività.

Si ringrazia per la collaborazione Guido Costa Projects.

Le opere saranno esposte fino al 2 giugno 2016

Luigi Ontani

Incontro con l'artista: martedì 15 dicembre alle 18.30

Luigi Ontani è fra gli artisti che più hanno utilizzato il film e il video in Italia. Le sue numerose opere in Super8 e in video sono conservate nella raccolta della VideotecaGAM sin dall’anno della sua istituzione, nel 1999, all’ampio catalogo mancava però un’opera girata a Palazzo Taverna a Roma, in occasione degli Incontri Internazionali d’Arte: Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. Finalmente è stato possibile riversare il contenuto del master, un nastro mezzo pollice Sony V-32, e restituirne a distanza di alcuni decenni la visione e garantire la certezza della sua futura preservazione. In mostra sono visibili in proiezione anche le prime opere girate da Luigi Ontani con una cinepresa Super8 presso lo Studio Bentivoglio di Bologna nel 1969 e sette stampe fotografiche realizzate dall’artista negli stessi anni, composte da alcune sequenze tratte dalle foto di scena.

Le opere saranno visibili fino a domenica 14 febbraio 2016

VIDEOTECA | Franco Vaccari

Martedì 26 maggio alle 18.30 Franco Vaccari in conversazione con Elena Volpato, curatrice della VideotecaGAM, presenta Esposizione in tempo reale n. 6. Il Mendicante elettronico, opera acquisita dalla Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT per la collezione videodella GAM.

VideotecaGAM | Pier Paolo Calzolari

Prosegue in Videoteca GAM il ciclo di incontri e mostre, a cura di Elena Volpato, dedicato al video in Italia negli anni Sessanta e Settanta.
Il primo appuntamento del 2015 vede protagonista Pier Paolo Calzolari che incontra il pubblico della GAM martedì 13 gennaio alle 18.30.

L’artista, in conversazione con Elena Volpato, parlerà del suo interesse per la dimensione temporale e visiva del linguaggio filmico e video, dell’esperienza di lavoro con Gerry Schum e ripercorrerà lo sviluppo del suo ciclo di opere intitolato Day after Day a Family Life da cui sono tratti i lavori Cucù, 1972-73, Aeroplano, 1972 e Lettere di Tiziano, 1974, provenienti dall’Archivio della Fondazione Calzolari che la Videoteca GAM è orgogliosa di poter presentare in esposizione nei propri spazi. L’incontro con Pier Paolo Calzolari offre l’occasione di ascoltare uno dei più importanti protagonisti della storia del video d’artista, per la rilevanza delle opere da lui girate in pellicola e video, e per il ruolo che il suo studio bolognese, a Palazzo Bentivoglio, ebbe tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, sia come luogo d’incontro tra esponenti delle avanguardie internazionali, artistiche e teatrali, sia come studio di registrazione di opere filmiche di altri artisti.

In mostra in Videoteca GAM fino al 22 marzo quattro opere video realizzate dall’artista tra il 1970 e il 1974:

Senza titolo, da Identifications di Gerry Schum, 1970, collezione Videoteca GAM
Aeroplano [“Day after Day a Family Life”], 1972, Courtesy Archivio Fondazione Calzolari
Cucù – The glass reflects [“Day after Day a Family Life”], 1972-1973, Courtesy Archivio Fondazione Calzolari
Lettere di Tiziano [“Day after Day a Family Life”], 1974, Courtesy Archivio Fondazione Calzolari

Sala Uno GAM

Ingresso libero all'incontro
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